Una storia da raccontare: dall’abbattimento di un muro di confine fino al sequestro della spiaggia dei Bagni Liggia. scarica la pagina in formato pdf

 

Foto dei Bagni Liggia – circa 1910 – la struttura è in legno e cemento. Non esistono muri di confine.

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Foto dei Bagni Liggia – circa 1930 (il Gaslini è in costruzione) – la struttura è in cemento ed è stato costruito il muro di confine, che entra addirittura in mare. I Bagni Maria non esistono ancora.

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Foto del muro di confine del 1996. Niente è cambiato. Esistono i Bagni Maria, costruiti negli anni 50.

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Nel 2013 una porzione del muro è crollata sotto i colpi del mare

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La stessa mareggiata ha anche provocato il crollo del terrazzo al piano primo dei Bagni Maria, che vengono circondati da impalcature e chiusi al pubblico. Situazione del muro in data Aprile 2018.

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La spiaggia si è notevolmente ridotta ed il muro occupa la fascia di libero transito. La base è intaccata e, in alcuni punti, si notano dei fori passanti. I Bagni Maria sono stati ricostruiti ed intendono riaprire al pubblico nel Maggio 2018.

 

Chiediamo all’Architetto Andrea Cortella una valutazione della stabilità del muro e lui ci scrive che è pericoloso e che sarebbe meglio abbatterlo. Informiamo i concessionari dei Bagni Maria che intendiamo abbattere il muro ma loro si oppongono dicendo che è di loro proprietà perché avevano chiesto al precedente concessionario, il Sig. Renzo Sacco, che aveva detto “il muro è stato costruito da mio papà ed è dei Bagni Maria”.

 

In data 19 Maggio 2018 chiediamo all’Ufficio Demanio del Comune di Genova di stabilire formalmente chi sia il proprietario del muro e se nulla osta al suo abbattimento, allegando l’immagine che segue e la relazione tecnica dell’Architetto Andrea Cortella che dichiara la pericolosità del muro.

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Il 22 Maggio riceviamo la seguente risposta:

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Da: Salvatore Fratia <sfratia@comune.genova.it>
Inviato: martedì 22 maggio 2018 10:33
A: claudio.galli.49@virgilio.it
Cc: cbondone@comune.genova.it; Serra Tullio Antonio <tserra@comune.genova.it>
Oggetto: R: Confine Bagni Liggia-Bagni Maria

Buongiorno Ingegnere Galli. Ho controllato il fascicolo storico e confermo che la porzione di muro in argomento ricade nell’ambito della concessione in capo allo stabilimento balneare bagni Liggia. Premesso che per quanto di competenza dell’ufficio nulla osta alla rimozione della porzione di manufatto da lei indicato, è opportuno segnalare che lo stesso risulta compreso negli elaborati facenti parte del verbale di Incameramento allo Stato dello stabilimento. Abbiamo ritenuto pertanto di richiedere parere all’Agenzia del Demanio che mantiene le competenze per gli aspetti dominicali. Ho inviato immagini fotografiche e stralcio planimetrico al geom. Farnatale dell’Agenzia che entro oggi mi darà indicazioni. Un cordiale saluto, Salvatore Fratia _________________________________________________________________________________________________

A fronte di questa mail, avendo ricevuto indicazioni positive dall’Agenzia del Demanio, in data 23/5/2018, abbiamo iniziato il taglio del muro per abbattere la porzione pericolante ma, alle 15.30, si sono presentate due persone della Capitaneria di Porto: Marco Esposito Vulgo Gigante, qualificatosi come Maresciallo, e Luigi Nistri, qualificatosi come Capo di 2° classe, che erano state chiamate dal vecchio concessionario dei Bagni Maria, il Sig. Renzo Sacco, per “proteggere il muro di suo papà”.

 

Ho fatto notare che nella mattinata erano già arrivate 3 persone della Capitaneria di Porto che mi avevano chiesto spiegazioni, avevano capito di essere state chiamati inutilmente e se ne erano andate senza contestarmi niente.

 

Ho anche argomentato che la concessione demaniale dice, al punto 12, quanto segue:

Il concessionario non potrà intraprendere lavori di innovazione o manutenzione di qualsiasi genere senza averne dato comunicazione al Comune di Genova, Settore Demanio, ed averne ricevuto l’autorizzazione. Io in effetti avevo ottenuto l’autorizzazione via email e non leggevo da nessuna parte che occorresse una formalità diversa o particolare.

Inoltre la concessione demaniale, al punto 16 recita: Il concessionario si impegna ad adottare le misure idonee alla salvaguardia della possibilità di libero accesso al mare per il transito sulla fascia di rispetto della battigia. Ed al punto 17 recita: Nell’area in concessione dovranno essere poste in essere tutte le precauzioni prescritte dalle norme di legge e/o suggerite dalla normale diligenza per la salvaguardia della pubblica incolumità.

 

Ho quindi spiegato al Maresciallo Esposito che, poiché il muro interrompeva la fascia di rispetto della battigia a causa della riduzione della spiaggia ed era diventato pericolante, io dovevo abbatterlo proprio in ottemperanza della concessione demaniale. E che potevo farlo in base alla email ricevuta.

 

Il Maresciallo Marco Esposito Vulgo Gigante ed il Capo di classe Luigi Nistri, per tutta risposta, mi hanno elencato una lista di reati che, secondo loro, avevo commesso.

 

Intanto mi hanno detto che “avevo violato l’articolo 24 del Regolamento di attuazione del Codice della Navigazione”: ho letto loro il testo di questo Articolo, a me ben noto, che dice:

Qualsiasi variazione nell' estensione della zona concessa o nelle opere o nelle modalità di esercizio deve essere richiesta preventivamente e può essere consentita mediante atto o licenza suppletivi dopo l'espletamento della istruttoria. Qualora, peraltro, non venga apportata alterazione sostanziale al complesso della concessione o non via sia modifica nell' estensione della zona demaniale, la variazione può essere autorizzata per iscritto dal capo del compartimento, previo nulla osta dell'autorità che ha approvato l'atto di concessione.

 

Ed ho quindi ribadito agli esponenti della Capitaneria che, poiché non c’era alterazione sostanziale né modifica nell’estensione, e poiché avevo il nulla osta da parte del Comune, io non avevo affatto violato il suddetto articolo.

 

Il Maresciallo Esposito ha insistito dicendo che avevo violato anche l’Art. 1161 del Codice della Navigazione. Anche in questo caso ho risposto che conoscevo perfettamente l’articolo e l’ho letto agli esponenti della Capitaneria:

 

Art. 1161 - Abusiva occupazione di spazio demaniale e inosservanza di limiti alla proprietà privata

Chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna, ne impedisce l’uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate, ovvero non osserva i vincoli cui è assoggettata la proprietà privata nelle zone prossime al demanio marittimo od agli aeroporti, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.00, sempre che il fatto non costituisca un più grave reato.

 

Ho detto agli esponenti della Capitaneria che, non solo io non occupavo arbitrariamente uno spazio del demanio, poiché il muro ricadeva nella mia concessione, ma anzi ne “agevolavo” l’uso pubblico poiché stavo abbattendo un ostacolo pericolante posto sulla fascia di libero transito.

 

A questo punto il Maresciallo Esposito mi ha contestato la violazione del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, e cioè del “Testo unico in materia edilizia”: quando gli ho chiesto a quale articolo facesse riferimento, ha detto che non lo sapeva ma che certamente avevo violato qualcosa e, comunque, non era suo compito dettagliarmi la legge.

 

In compenso ha affermato che io avevo anche violato il Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e cioè il “Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

 

Ho chiesto di sapere con precisione l’articolo violato ma anche in questo caso non ho avuto risposta.

 

Ho chiesto allora al Maresciallo Esposito se ritenesse che il muro fosse da considerare un “bene culturale” o una “preziosa parte del paesaggio” ma non ho ottenuto risposta.

 

Il muro è stato messo sotto sequestro alle ore 16.30  ed io sono stato nominato “custode della cosa sequestrata”.

 

Ho risposto che la nomina di un custode non si può applicare ad un muro pericolante, esposto al pubblico 24 ore su 24, e che quindi non la accettavo e che invece ritenevo gli esponenti della Capitaneria personalmente e penalmente responsabili di qualunque incidente dovesse succedere a causa del mancato abbattimento del muro.

 

Ho aggiunto che il giorno dopo avrei depositato un ricorso in Capitaneria contro il loro operato.

Il giorno dopo, 24/5/2018, ho cercato inutilmente per tutta la mattina di depositare il ricorso in Capitaneria. Nessun responsabile è mai risultato disponibile. Alle 12.30 mi hanno detto: “sono tutti a mensa e poi siamo chiusi al pubblico, torni domani”.

 

L’indomani 25/5/2018 alle ore 09.00 ero di nuovo in Capitaneria; dopo oltre 40 minuti di attesa nessuno era ancora disponibile ed ho chiesto un colloquio diretto con l’Ammiraglio Nicola Carlone: la cosa ha funzionato e, dopo pochi minuti, finalmente sono riuscito a parlare con il Comandante Leonardo Deri e poi anche con il Comandante Domenico Napoli. Nel corso della discussione il Comandante Napoli ha eccepito che il comportamento del Comune di Genova, che aveva “semplicemente mandato una mail”, non era corretto: ho risposto che a mio avviso era invece “corretto e moderno” e gli ho proposto di chiamare Il Dott. Claudio Bondone, dirigente dell’Ufficio Demanio del Comune.

 

Su suo cenno affermativo ho chiamato dal mio cellulare il Dott. Bondone e l’ho passato al Comandante Napoli.

Al termine della telefonata il Comandante Napoli mi ha spiegato che capiva le ragioni di tutti ma che lui non poteva annullare il sequestro del muro perché era già stato consegnato alla Procura della Repubblica.

 

Ho fatto notare che, se me l’avesse detto subito, avrei ancora fatto in tempo ad andare in Procura e che ero venuto in Capitaneria per rispetto nei loro confronti, perchè avessero il tempo di valutare l’annullamento in autotutela.

 

Ho aggiunto che, siccome era Venerdì ed era atteso bel tempo nel weekend, e poiché la spiaggia non poteva essere chiusa al transito, la presenza del muro costituiva un pericolo per il pubblico e che, di conseguenza, ero “costretto” al suo abbattimento, in ossequio al fatto che i gestori degli Stabilimenti Balneari sono garanti della sicurezza di chi utilizza la spiaggia.

 

Il Comandante Deri si è rivolto al Comandante Napoli e gli ha chiesto “secondo te oggi pomeriggio Esposito deve andare da qualche parte ?”. Il Comandante Napoli gli ha risposto “nooo! deve stare in ufficio”. Ho capito l’antifona e me ne sono andato.

 

Nel pomeriggio, ho ordinato ai miei operai di abbattere il muro. Avevamo quasi finito il lavoro quando, alle ore 18.30, si sono presentate 2 persone della Capitaneria (di nuovo “telecomandate” dal Sig. Renzo Sacco ?): Donato Castigliego, qualificatosi come Nostromo e Luigi Nistri, già presente il giorno 23/5, accompagnate da due vigili urbani della sezione di Sturla:

 

Nonostante che una delle persone della Capitaneria fosse lo stesso Luigi Nistri, che aveva accompagnato il Maresciallo Esposito Vulgo Gigante nella visita di Mercoledì 23 e che aveva steso i verbali originali, ho dovuto rispiegare tutto ed ho aggiunto la storia della mia visita del mattino in Capitaneria ed il relativo finale.

 

I due vigili urbani, una volta stabilito che io avevo il permesso dell’Ufficio Demanio del Comune, non hanno eccepito niente e se ne sono andati.

Ho anche fatto notare che, nel frattempo, l’Agenzia del Demanio aveva emesso parere favorevole all’abbattimento del muro con nota protocollo 5522 del 25/5/2018.

 

Il Nostromo Castigliego, persona dotata di senso pratico, mi ha detto che i loro sequestri hanno una durata massima di 48 ore, a meno che non vengano convalidati dalla Procura, e che quindi avrei potuto semplicemente aspettare 3 ore e poi il sequestro del muro sarebbe decaduto.

Ho spiegato che la cosa, purtroppo, non mi era nota e che comunque avrebbero ben potuto dirmelo durante il primo sequestro oppure durante la mia visita del mattino in Capitaneria.

 

In definitiva alle 18.40 del 25/5/2018 è stato steso un verbale di riapposizione sigilli ed è stato nominato come “custode” un mio dipendente (che, ovviamente, non passa 24 ore al giorno sul luogo di lavoro).

 

Il giorno dopo, Sabato 26/5/2018, alle 9.30, ho presentato una richiesta di dissequestro alla Procura della Repubblica.

 

La cancelleria della Procura non è stata in grado di dirmi che fosse il Sostituto Procuratore che aveva in carico il fascicolo e mi ha fatto parlare col Sostituto Procuratore di turno. Ho chiesto di sapere chi, in caso di incidente dovuto al crollo del muro, sarebbe stato il responsabile; la risposta è stata: la Capitaneria poiché ne ha ordinato il sequestro senza metterlo in sicurezza.

 

Ho ordinato al bagnino di circondare il muro con una cima a distanza di sicurezza e di vigilare affinché nessuno si avvicinasse.

Il giorno successivo, Lunedì 28/5/2018 il Comune di Genova ha inviato una PEC con la quale confermava il nulla osta alla demolizione del muro.

L’ho inoltrata al Comandante Domenico Napoli ma non ho ricevuto risposta.

 

In data 30/5/2018 ho ricevuto la mail seguente dalla cancelleria della Procura, contenente l’informazione che il PM competente era la Dottoressa Francesca Rombolà:

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Da: PIREDDA Anatolia - giustizia <anatolia.piredda@giustizia.it>
Inviato: mercoledì 30 maggio 2018 10:22
A: claudio.galli.49@virgilio.it Buongiorno, le comunico che la sua istanza di dissequestro con i relativi allegati è stata consegnata al Sost. Procuratore dr.ssa Francesca Rombolà, assegnataria della pratica. _________________________________________________________________________________________________

 

Ho atteso invano, per quasi un mese, una convalida del sequestro oppure un verbale di dissequestro. Non avendo ricevuto niente, memore dell’affermazione del Nostromo Castigliego, ho dedotto che il muro fosse stato automaticamente dissequestrato si sensi dell’art. 355 CPP, che infatti dice:

Articolo 355  Codice di procedura penale

1.       Nel caso in cui abbia proceduto a sequestro, la polizia giudiziaria enuncia nel relativo verbale il motivo del provvedimento e ne consegna copia alla persona alla quale le cose sono state sequestrate. Il verbale è trasmesso senza ritardo, e comunque non oltre le quarantotto ore, al pubblico ministero del luogo dove il sequestro è stato eseguito.

2.        Il pubblico ministero, nelle quarantotto ore successive, con decreto motivato, convalida il sequestro se ne ricorrono i presupposti ovvero dispone la restituzione delle cose sequestrate. Copia del decreto di convalida è immediatamente notificata alla persona alla quale le cose sono state sequestrate.

Nella notte fra il 17/6 ed il 18/6/2018, durante una mareggiata, il muro è crollato e si è rotto in 4 pezzi. Nel crollare è andato ad occupare la porzione di spiaggia dove era previsto che sarebbero arrivati 500 metri cubi di materiale destinati al ripascimento, che doveva essere eseguito dal Comune, tramite ASTER, nelle date 20-21-22-23 Giugno.

 

La foto del muro crollato è la seguente:

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Alle 6 del mattino del 20 Giugno è stata calata in spiaggia una ruspa, destinata a spargere sugli 83 metri lineari di fronte mare dei Bagni Liggia e Maria i 500 metri cubi del ripascimento. La spesa relativa alla tramoggia ed alla ruspa è stata di circa 6.000 euro.

 

Tuttavia, alle ore 9 circa, si è di nuovo presentato il Maresciallo Marco Esposito, accompagnato dal Capo Luigi Nistri, ed ha detto che non si poteva fare il ripascimento perché il materiale sversato dai camion tramite la tramoggia costruita ad hoc sarebbe caduto sopra un muro sequestrato.

Ho detto al Maresciallo Esposito che il muro non poteva essere più sotto sequestro perché erano passati i termini per la convalida fissati dall’Art. 355 CPP (che nel frattempo mi ero studiato): lui ha chiamato al telefono il PM Walter Cotugno che gli ha detto di aver convalidato il sequestro (a me la Segreteria della Procura aveva detto che la pratica era in carico alla Dottoressa Francesca Rombolà).

 

Ho fatto notare che io non ho mai ricevuto nessuna convalida mentre l’Art. 355 CPP stabilisce che “Copia del decreto di convalida è immediatamente notificata alla persona alla quale le cose sono state sequestrate.”

 

Ho ribadito al Maresciallo Esposito che l’affermazione telefonica “ho convalidato il sequestro” non aveva effetto fino a che non mi fosse stata notificata una convalida ufficiale.

 

La risposta di Esposito è stata offensiva: “chi l’ha detto che la convalida non è arrivata? Me lo dice lei ma io non ne ho le prove”. Ho chiesto ad Esposito se intendeva dire che io sono un bugiardo ma lui non ha risposto.

 

Ho comunque fatto notare che non ero io a dover dimostrare di non aver ricevuto una notifica di convalida, cosa per definizione impossibile, ma era lui che doveva farmi vedere la notifica effettuata.

 

Del resto, visto il dettato dell’art. 355 cpp, riterrei che la notifica di convalida avrebbe dovuto arrivare anche in Capitaneria, altrimenti non si vede come la stessa possa sapere se un sequestro è ancora valido o è decaduto.

 

Ho poi chiesto al Maresciallo Esposito che significato poteva mai avere un sequestro probatorio visto che io non ho mai negato di aver tagliato il muro e che quindi non c’era bisogno di prove per affermare la mia “supposta” colpa.

 

Ho anche aggiunto che non aveva senso neppure un sequestro preventivo dato che, quand’anche qualche Autorità mi avesse condannato a ripristinare il muro, cosa a mio avviso impensabile, questo non poteva certamente essere costruito utilizzando i pezzi residui del vecchio muro, erosi da 90 anni di mareggiate, e che quindi forzare il mantenimento in spiaggia di un muro caduto non aveva senso giuridico ma serviva solamente a creare un pericolo per la pubblica incolumità.

 

Il Maresciallo Esposito non ha risposto e, da quel momento, si è chiuso in un fiero mutismo e non ha più proferito verbo. Alle 11.45 del 20/6/2018 il Maresciallo Esposito ha confermato il sequestro del muro ed ha steso un verbale di riapposizione sigilli.

 

ASTER ha pertanto sospeso i lavori di ripascimento, con evidente danno a mio carico, inviandomi la mail seguente: _______________________________________________________________________________________________

Da: Andreola Giacomina
Inviato: mercoledì 20 giugno 2018 18:12

Oggetto: Ripascimento bagni Liggia e Maria - sospensione lavori

Stamani, come da programma lavori, è stata calata in spiaggia una minipala cingolata per procedere alla riprofilatura del materiale del ripascimento. Si è però riscontrato che proprio nel punto di scarico in spiaggia del materiale dalla sovrastante viabilità, vi erano parti di un muro. Il personale della Capitaneria sopraggiunto in cantiere ha precisato che tale manufatto era “sotto sequestro” e riportava l’indicazione del PM “Aster può operare nell’intorno del muro senza interferire con esso”. Poiché tecnicamente non è possibile effettuare le operazioni di ripascimento senza venire in contatto con il manufatto sotto sequestro mi trovo costretta a sospendere i lavori.

Tanto si comunica per dovuta informativa.

Saluti. GA

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Ho poi saputo che il Maresciallo Esposito aveva chiesto al Bagnino dei Bagni Maria se riteneva che la mareggiata del 17/6 fosse stata la vera responsabile della caduta del muro, con l’evidente sottinteso che fossi invece stato io ad abbatterlo; questo non solo implica un sospetto di reato, che, di per se, non è certo incompatibile con il ruolo di PG, ma introduce anche un dubbio sulle mie capacità mentali: è evidente infatti che, se avessi provocato io la caduta del muro lo avrei fatto cadere verso levante, non certo verso ponente, sotto la tramoggia, dove avrebbe creato problemi al ripascimento.

 

Nella stessa serata del 20/6 abbiamo notato 4 bambini che giocavano a saltare dal muro.

 

Il giorno dopo, 21/6, si è alzato il mare e le onde hanno rimosso i sigilli dal muro. Abbiamo immediatamente mandato una PEC alla Capitaneria allegando la foto seguente

 

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e dicendo quanto segue:

 

Con la presente Vi comunichiamo che il muro di confine fra i Bagni Liggia ed i Bagni Maria, sottoposto a sequestro da parte della Capitaneria di Porto di Genova in data 23/5/2018 e caduto sulla spiaggia dei Bagni Liggia durante la mareggiata del 17/6 u.s., costituisce ancora un pericolo per la pubblica incolumità. Risulta infatti che il muro si è frantumato nella caduta, creando degli spigoli vivi, ed inoltre sullo stesso esistono degli spunzoni in ferro arrugginito.

I cartelli di divieto apposti sul muro non costituiscono un deterrente sufficiente a tenere lontani i curiosi e, in particolare, nella serata di ieri abbiamo notato che 4 bambini si erano arrampicati sul muro e giocavano a saltare dallo stesso.

Vi informiamo pertanto che procederemo a circondare il muro con un robusto scatolato in legno amovibile, chiuso sui lati e sulla parte superiore, allo scopo di rimuovere il pericolo.

 

In data 22-23/6 il mare era ancora mosso ed il muro si è frantumato in 8 pezzi.

 

In data 24-25/6, approfittando del mare calmo, abbiamo “rinchiuso” il muro dentro uno scatolato in tubi innocenti e legno, come avevamo avvertito che avremmo fatto. La foto che segue mostra lo scatolato da noi realizzato

 

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In data 26/6/2018 il Maresciallo Esposito ha effettuato anche il sequestro dello scatolato, peggiorando la situazione e noi abbiamo quindi mandato un’altra PEC alla Capitaneria dicendo quanto segue:

 

Con la presente Vi comunichiamo che il muro di confine fra i Bagni Liggia ed i Bagni Maria, sottoposto a sequestro da parte della Capitaneria di Porto di Genova in data 23/5/2018 e caduto sulla spiaggia dei Bagni Liggia durante la mareggiata del 17/6 u.s., costituisce ancora un pericolo per la pubblica incolumità.

Come da nostra PEC del 21/6/2018, che si allega per pronta individuazione, in data 25/6/2018 abbiamo circondato il muro con un robusto scatolato in legno amovibile, allo scopo di rimuovere il pericolo.

Tuttavia in data 26/6/2018 il Vostro Maresciallo Marco Esposito ha effettuato anche il sequestro dello scatolato, peggiorando la situazione.

Infatti lo scatolato è stato progettato per essere aperto sul fronte e sul retro, in modo da minimizzare la sezione d’urto in caso di mareggiata di lieve entità, e per essere sollevato e spostato in caso di mareggiata di maggiore entità.

Queste operazioni non potranno più essere fatte a causa del sequestro del 26/6 u.s. e quindi può succedere che una mareggiata lo distrugga.

 In questo caso il mare potrebbe smontarlo e trascinare in acqua le singole tavole che, a quel punto, risulteranno ancora più pericolose perché fissate fra loro con viti di collegamento, che diventeranno sporgenti.

Inoltre il Vostro personale ha pensato bene di piantare sulla spiaggia 4 pali in ferro in corrispondenza dei 4 spigoli dello scatolato: questi pali, completamente inutili, saranno evidentemente i primi ad essere rimossi dalle mareggiate e costituiscono quindi un ulteriore pericolo.

I pericoli sopra descritti sono stati ampiamente spiegati al Maresciallo Marco Esposito ma non ci è sembrato che lui ne risultasse preoccupato, visto che, durante le operazioni di sequestro, si è messo a giocare lanciando in mare delle pietre e cercando di farle rimbalzare, costringendo il Bagnino a fischiargli per chiedergli di smettere.

Vi confermiamo che siamo stanchi di dover rimediare ai pericoli creati dai Vostri sequestri e che quindi non interverremo ulteriormente per rimuoverli senza una Vostra richiesta scritta in merito.

 

In data 28/6/2018 abbiamo mandato una richiesta di dissequestro del muro e dello scatolato alla Procura della Repubblica di Genova.

 

In data 2/7/2018 il mare ha parzialmente rimosso i sigilli ed ha aperto lo scatolato.

 

Abbiamo mandato un’altra PEC in Capitaneria, dicendo:

 

Facciamo seguito alla nostra PEC di pari oggetto del 28/6/2018 per informarVi che, come da foto allegata, il mare ha parzialmente rimosso i sigilli ed ha aperto lo scatolato posto sulla spiaggia dei Bagni Liggia e da Voi sequestrato in data 26/6/2018.

In assenza di interventi, che ci dichiariamo disponibili a fare dietro Vostra richiesta scritta, non vi è dubbio che le tavole dello scatolato verranno asportate e portate in mare, creando un pericolo per la balneazione e la navigazione.

 

 Ed allegando l’immagine che segue:

 

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In data 4/7/2018 sono stato convocato dal PM Dott. Walter Cotugno e lui, lungi dal parlarmi del muro (che in realtà io credo che non gli sia mai interessato: gli è solo servito per iniziare una battaglia che aveva in mente da anni), mi ha chiesto se io, stante anche il mio ruolo di Presidente del SIB (Sindacato Italiano Balneari) di Genova, non abbia studiato la materia delle concessioni demaniali e non abbia dedotto che le concessioni demaniali non sono più valide a causa della normativa Europea.

 

Ho esposto al PM il mio punto di vista che, naturalmente, lui ha dichiarato non valido.

 

Ho fatto notare al Dott. Cotugno che, in base al suo convincimento, tutte le concessioni demaniali in Italia erano da considerarsi “abusive”. Il PM mi ha guardato, ha fatto un sorriso, ed ha detto “è proprio così! però io ho giurisdizione solamente su Genova”.

 

Ha poi aggiunto “il Comune di Genova è quindi teoricamente responsabile di omissione di atti di ufficio perché avrebbe dovuto mettere a gara tutte le concessioni molti anni fa, senza tenere in conto il DL 194/2009 ed il DL 179/2012, che sono contrari alle Leggi Europee”.

 

In data 10/7/2018 il Dott. Cotugno ha respinto la mia istanza di dissequestro del muro con la motivazione: “il muro non può essere restituito all’istante non avendo egli titolo alla restituzione” ed ha fatto richiesta al GIP (Giudice per le indagini preliminari) di effettuare il sequestro della spiaggia dei Bagni Liggia perché in possesso di concessione scaduta in quanto “prorogata al 31/12/2020 da una legge non valida perché in contrasto con la normativa Europea”.

Il GIP (Dott.ssa Nadia Magrini) in data 2/10/2018 ha respinto la richiesta di sequestro fatta dal PM con le seguenti motivazioni:

 

Ritenuto che l’estrema complessità della disciplina in materia demaniale risulta accresciuta:

dall’intervento del legislatore che stabiliva che, nelle more della revisione e del riordino della materia in conformità ai principi di derivazione europea, per garantire certezza alle situazioni giuridiche in atto ed assicurare l’interesse pubblico all’ordinata gestione del demanio senza soluzione di continuità, conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base al DL 194/2009 con ciò superando lo strumento tecnico delle proroghe automatiche e motivando la propria scelta, presentata come provvisoria, con riferimento alla necessità di tutelare interessi certamente meritevoli;

dalla condotta del Comune di Genova, che lungi dal sollecitare lo sgombero o attivare le procedure necessarie a uniformare la propria condotta ai dettami della normativa europea, nella comunicazione n. 401153 del 29/11/2016 dava atto che il titolo concessorio in oggetto è rapporto già instaurato e pendente in base al DL 194/2009 e che, non risultando ad oggi ancora emanata la normativa di revisione e riordino della materia, il predetto titolo concessorio ha conservato validità;

che a fronte di tale ultima missiva da parte del Comune di Genova non è chiaro che tipo di iniziativa avrebbe dovuto assumere l’indagato;

che è evidente come tale situazione normativa ed amministrativa era idonea a creare affidamento nella validità del titolo concessorio nonostante il dettato della Corte di Giustizia, la cui pronuncia, si noti, non ha efficacia abrogativa.

P.Q.M.

Rigetta l’istanza.  

Nel frattempo il mare aveva già distrutto lo scatolato e sparpagliato i pezzi residui del muro che così, pur non essendo mai stato il vero protagonista della storia è definitivamente uscito di scena.

 

Il Tribunale si è visto costretto a "dissequestrarlo" perchè "non esisteva più".

 

La storia però non è finita !

 

In data 11/10/2018 il PM Dott. Cotugno ha fatto ricorso presso il Tribunale del Riesame contro la decisione del GIP.

Il Tribunale del Riesame (Dott.ssa Marina Orsini, Dott. Massimo Cusatti, Dott.ssa Cristina Dagnino) ha respinto il ricorso del PM in data 2/11/2018 con la seguente motivazione:

 . . . . . E’ arduo affermare che l’indagato continui ad occupare la concessione in questione esercitando un arrogante atto di forza nei confronti di un Comune che appare, per contro, del tutto acquiescente, piuttosto che nella legittima convinzione di avvalersi di norme di legge che sono state, sì, dichiarate incompatibili con la normativa europea, ma che nessun giudice civile o amministrativo ha disapplicato. . . . . . Pare al Collegio che, di fronte a uno Stato che, nonostante l’avvio di una procedura di infrazione comunitaria per la vigenza di norme in contrasto con principi di rango sovranazionale, ha adottato plurime leggi con le quali ha protratto nel tempo l’efficacia di titoli concessori che dovrebbero considerarsi spazzati via dalla normativa comunitaria, occorrerebbe richiamare lo Stato alle sue responsabilità piuttosto che scaricare sul concessionario l’obbligo di uniformarsi spontaneamente, peraltro senza che nemmeno gliel’abbia intimato l’Autorità concedente, come nel caso in esame, alla normativa sovranazionale.

 

 . . . . . In definitiva non si ravvisa il fumus della natura arbitraria dell’occupazione dei “Bagni Liggia” contestata all’appellato e, dunque, dello stesso elemento materiale della condotta per la quale si procede a suo carico: motivo per il quale merita di essere confermato il provvedimento reiettivo della richiesta di sequestro preventivo dell’area demaniale.

P.Q.M.

Rigetta l’appello.

Avverso questa sentenza il PM ha fatto ricorso presso la Corte di Cassazione, la quale, in data 6/3/2019 ha emesso la sentenza 25993/2019 che, riepilogando, dice:

 

 . . . . .A seguito della predetta sentenza della CGUE, il legislatore nazionale è intervenuto con il DL 113/2016, convertito con modifiche nella legge 160/2016, che, in applicazione di quanto previsto dal precedente punto c) della sentenza CGUE dianzi richiamata, ha previsto all'art. 24, co. 3-septies, che "Nelle more della revisione e del riordino della materia in conformità ai principi di derivazione europea, per garantire certezza alle situazioni giuridiche in atto e assicurare l'interesse pubblico all'ordinata gestione del demanio senza soluzione di continuità, conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base all'articolo 1, comma 18, del DL 194/2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 25/2010". Questa Corte ha, quindi, precisato che la legge del 2016 si è limitata a stabilire che ".... conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base all'articolo 1, comma 18, del DL 194/2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 25/2010".

Ed è stato ribadito che: il logico corollario di tale impostazione è che le disposizioni ex lege 194 del 2009 si riferiscono esclusivamente alle concessioni nuove, ovvero a quelle sorte dopo la legge 88 del 2001, e comunque valide a prescindere dalla proroga automatica di cui al DL 400/1993, come modificato dalla L. 88 del 2001, introdotta nel 1993 ed abrogata nel 2001; le normative che prevedono la proroga automatica delle concessioni sino al 31 dicembre 2020 richiedono una espressa istanza da parte del concessionario ed un provvedimento espresso da parte del Comune previa necessaria verifica, non solo della esistenza a monte di un titolo valido ma anche del permanere dei requisiti in capo al concessionario.

E' stato, conseguentemente, affermato che va disapplicata la normativa di cui al DL 113/2016, n. 113, convertito nella Iegge 160/2016, laddove la stessa, stabilizzando gli effetti della proroga automatica delle concessioni demaniali marittime prevista dal DL 194/2009, convertito nella legge 25/2010, contrasta con l'art. 12, par. 1 e 2, della direttiva 2006/123/CE del 12 dicembre 2006 (c.d. direttiva Bolkestein) e, comunque, con l'articolo 49 TFUE. (Sez.3, n.21281 del 16/03/2018, Rv.273222, cit). Nella specie, la concessione è stata rilasciata all'indagato nell'anno 1998 e risulta scaduta in data 31/12/2009, senza che il titolo concessorio fosse stato oggetto di legittime proroghe tacite, escluse dalla normativa vigente in materia, ed il Collegio cautelare, nel decidere la quaestio iuris, non si è uniformato ai principi suesposti, reiteratamente affermati da questa Corte.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Genova per nuovo esame.

Il Tribunale del Riesame (Dott. Massimo Cusatti, Dott.ssa Cristina Dagnino, Dott.ssa Roberta Bossi) si è riunito in data 12/7/2019 ed ha completamente invertito la propria sentenza del 2/11/2018.

 

Riepilogando la sentenza, emessa nel tardo pomeriggio del 12/7, dice:

 . . . . . A fronte della chiarezza lapidaria delle asserzioni della Corte di Cassazione a questo giudice del rinvio non resta che prendere atto dei principi di diritto che ne scaturiscono e affermare, conseguentemente, che l’appellato Claudio Galli occupa ininterrottamente sine titulo, a far tempo dal 1/1/2010, la porzione di demanio oggetto della concessione nota come “Bagni Liggia”.

 . . . . . Nondimeno v’è da chiedersi, in tale ottica, quale lettura debba essere conferita al comportamento delle Autorità amministrative (Agenzia del Demanio, Capitaneria di Porto e Comune di Genova) che mostrano di aver tollerato per circa un decennio la consumazione dell’illecito penale in esame ad opera dell’indagato.

P.Q.M.

Dispone il sequetro preventivo del tratto di arenile occupato da Claudio Galli per il tramite della ditta “Bagni Liggia”, manda alla cancelleria per la restituzioe degli atti al PM ai fini dell’esecuzione del provvedimento nonché per la trasmissione di quest’ultimo alla Autorità Giudiziaria, a norma dell’art. 331 c.p.p., perché svolga accertamenti investigativi riguardo alla potenziale consumazione di condotte omissive rilevanti ex artt. 323, 328 e 361 c.p. nei coonfronti di pubblici ufficiali da individuarsi presso la Capitaneria di Porto di Genova, l’Agenzia del Demanio ed il Comune di Genova, Settore Demanio Marittimo.

 

A parte alcune inesattezze, quali il fatto che la Ditta Bagni Liggia non esiste e che la concessione demaniale non è mai stata intestata a Claudio Galli ma alla società Zeffiro snc (della quale sono amministratore), noto quanto segue:

 

L'affermazione "la concessione è stata rilasciata all'indagato nell'anno 1998 e risulta scaduta in data 31/12/2009" è sbagliata: è pur vero che avevo una concessione nel 1998 (che faceva seguito ad una del 1991), ma questa scadeva il 31/12/2003; io ho chiesto il rinnovo il 23/12/2003 e questo mi è stato dato in data 11/6/2008 con effetto retroattivo dal 1/1/2004 fino al 31/12/2009.

Questa concessione è lunga 13 pagine e rielenca tutti gli obblighi del concessionario, come si conviene ad una nuova concessione. E’ sufficiente confrontare la concessione del 2008 con il rinnovo, questo sì automatico, del 2011 e che spostava la validità al 31/12/2015: 13 pagine la prima ed una pagina la seconda.

Pertanto, la concessione dei “Bagni Liggia”, contrariamente a quanto sostenuto dal PM e recepito dal Tribunale nell’Ordinanza di sequestro, al momento dell’entrata in vigore del DL 194/2009, era valida non sulla scorta di una proroga automatica, seppur in allora esistente e poi dichiarata contraria ai principi comunitari e pertanto abrogata dal Legislatore nazionale per chiudere la procedura di infrazione, ma all’esito di un procedimento amministrativo azionato ad hoc il 23/12/2003 e concluso favorevolmente in data 11/6/2008 una volta verificata con esito positivo l’esistenza dei presupposti di concedibilità.

 

La sentenza mi è stata notificata il 14/7/2019 ma già nel pomeriggio del 13 la notizia è comparsa sui giornali on-line e, in data 17/7/2019, gli Ufficiali della Capitaneria di Porto hanno effettuato il sequestro della spiaggia.

 

Sulla spiaggia sono stati piantati 29 tondini in ferro a sostenere 58 metri lineari di rete di plastica da cantiere di colore arancione e l’apposito nastro fluorescente bicolore. Sono anche stati affissi 19 cartelli di formato A4 riportanti la scritta “area sottoposta a sequestro penale”. Tutto questo armamentario è a tre metri dal mare (la battigia è di libero transito e non è sequestrabile): appena ci sarà un di onda finirà tutto in mare creando inquinamento e pericoli.

Ho fatto presente il problema agli Ufficiali della Capitaneria ma non mi sono sembrati troppo preoccupati della cosa.

 

Nonostante la nostra richiesta il collegio del riesame non si è preoccupato di convocare il Comune di Genova per chiedergli se la licenza demaniale intestata alla Zeffiro snc e datata 11/6/2008 fosse stata emanata in quanto “rinnovo automatico” della precedente licenza del 1998 oppure a seguito di una analisi specifica, nonostante che questo comporterebbe una differenza sostanziale agli effetti della validità del titolo, come anche ben spiegato dalla Corte di Cassazione.

 

Nella sentenza il Giudice ha anche chiesto al PM di indagare sui comportamenti tenuti dai funzionari del Comune di Genova, della Agenzia del Demanio e della Capitaneria di Porto, tutti enti che dicono che la mia concessione demaniale è valida; il Comune di Genova il giorno prima della sentenza mi ha inviato una PEC per comunicarmi l'ammontare del canone demaniale 2019, due mesi fa mi ha chiesto di pagare l’imposta di registro per ottenere il rinnovo al 2033 e un mese fa mi ha dato il permesso di montare i pannelli fotovoltaici sul lastrico solare, con un investimento di 53.000 euro, che ho già pagato e che adesso potrebbe diventare completamente inutile.

 

Ho depositato ricorso in Cassazione contro la sentenza del Tribunale del riesame ma, intanto, devo subire il sequestro e chiudere la spiaggia. Anche se il mio ricorso dovesse essere accolto, con i tempi della Cassazione ed il periodo feriale incombente, ormai la stagione balneare è rovinata. Visto che il Tribunale del riesame si è riunito 4 mesi dopo la sentenza della Cassazione non poteva aspettare che la stagione balneare fosse terminata?

La spiaggia risulta “sequestrata”, non “trasformata in spiaggia libera”; nessuno ci potrà entrare e perciò non è stata “restituita al pubblico uso” come invoca il PM.

Le cabine ed il Bar-Ristorante non sono sequestrati però mi chiedo a cosa possano servire. Forse il fatto che non siano sequestrati serve a non far diminuire troppo il canone demaniale 2019?

 

Io ho 8 dipendenti, che erano terrorizzati dall'idea che, stante il sequestro, sarebbero stati licenziati; ho detto a tutti che non avrei licenziato nessuno: i problemi con la normativa demaniale, e con la lettura che ne fanno i Tribunali, riguardano gli imprenditori, non i loro dipendenti.

Ho anche informato tutti i Clienti che i Bagni Liggia rimborseranno quanto pagato in eccesso.

 

 

Esistono varie pubblicazioni on line che riguardano la vicenda; ad esempio questa intervista:

https://www.ilsecoloxix.it/genova/2019/07/17/news/violata-la-bolkestein-sequestrato-uno-stabilimento-balneare-a-quarto-1.37075669

e questo servizio della 7:

http://www.bagniliggia.it/sequestro/L'Aria Che Tira Estate - Puntata del 23-07-2019.mp4

Segnalo anche due autorevoli interventi: quello del Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti:

http://www.bagniliggia.it/sequestro/Toti parla del sequestro.pdf

e quello del Prof. Francesco Munari:

http://www.bagniliggia.it/sequestro/LA REPUBBLICA 25 LUG 2019_Quei bagni da tutelare.pdf

Nella notte del 27 luglio 2019, come era facile immaginare, le onde hanno effettivamente rimosso tutti i tondini in ferro e la rete di plastica, creando pericoli ed inquinamento ( guarda il video )

Il 28 luglio ho informato il Comune di Genova e la Capitaneria della cosa, chiedendo che venissero a rimuovere l’inquinamento ambientale ed il pericolo che si era venuto a creare.

Il 5 agosto sono arrivati 3 Funzionari della Capitaneria, 3 Funzionari dell’Ufficio Demanio ed altre 5 persone fra PM e Municipio-9, per ripristinare la recinzione asportata dal mare.

In previsione di ciò avevo preparato una mail da inviare al nucleo operativo ecologico dei Carabinieri per denunciare l’inquinamento ambientale creato dalla recinzione posta in essere il 17 luglio e chiedere che intervenissero a fermare la ripetizione del reato.

Ho fatto presente la cosa ed ho chiesto a Capitaneria e Comune che dei due avesse titolo a decidere il tipo di intervento da fare, in modo da sapere chi dovessi denunciare ai Carabinieri. Ne è nata una lunga discussione alla fine della quale tutti hanno ammesso che il tipo di recinzione utilizzata in precedenza non era adatta, come avevo già fatto notare io quando è stata installata.

Al posto di quella sono stati piantati dei pali in legno collegati da una cima, senza la rete in plastica.

Gli operai hanno invano cercato di rimuovere i paletti in ferro (ne hanno trovati 15 sui 29 installati) e la rete in plastica: dopo un poco si sono arresi ed il Comune ha deciso che doveva essere calata in spiaggia una pala meccanica per effettuare la bonifica del sito.

Nell’attesa il mare si è nuovamente alzato e, in data 7 agosto, ha divelto i nuovi pali in legno (ed ha dissotterrato 2 dei vecchi pali in ferro); i nuovi pali, essendo in legno, hanno cominciato a spazzare la battigia ed il bagnino è stato costretto a recuperarli. Ho mandato un’altra email a Comune e Capitaneria per informarli della cosa.

Il 12 agosto sono venuti di nuovo vari funzionari ed è stato calata in spiaggia la pala meccanica, che ha bonificato la spiaggia rimuovendo i paletti in ferro e la recinzione in plastica, che era completamente sotterrata. Dopo 3 ore di lavoro sono stati rimessi i paletti in legno.

Nella notte fra il 13 ed il 14 agosto il mare li ha di nuovo divelti e nessuno è più venuto a rimetterli.

Il 22/8/2019 abbiamo ricevuto un decreto di fissazione udienza al 6/11/2029 per la trattazione del mio ricorso in Cassazione presentato il 17/7/2019. Peraltro, in data 30/10/2019 abbiamo ricevuto dalla Cancelleria della Cassazione un secondo decreto di fissazione udienza che diceva che il ricorso sarebbe stato discusso il 7/2/2020.

Il mio Avvocato ha telefonato alla Cancelleria facendo notare che l’udienza era già stata fissata per il 6/11/2019 ed ha scoperto che quella data era stata fissata per errore: la Cancelleria “si era dimenticata” che il ricorso fatto dal PM in data 8/12/2018 era già stato giudicato con sentenza n. 25993 in data 6/3/2019 e lo aveva di nuovo fissato per il 6/11/2019. Abbiamo mandato una PEC alla Cassazione per evidenziare il loro errore e chiedere “che codesta Suprema Corte di Cassazione voglia rilevare la circostanza superiormente descritta con ogni conseguente statuizione”; non abbiamo ricevuto nessuna risposta.

In data 5/12/2019 l’Ammiraglio Nicola Carlone, Responsabile della Capitaneria di Porto di Genova, non essendo evidentemente contento che il Tribunale di Genova “spronasse” i PM ad indagare sul comportamento della Capitaneria, ha scritto al Procuratore capo di Genova, Dott. Francesco Cozzi, chiedendo lumi sul comportamento da tenere.

Il Procuratore capo ha risposto in data 7/1/2020 con la nota 55/U/2020, indirizzata anche a Regione, Provincia, Comune, GDF, Carabinieri, etc., che, riepilogando, dice:

“va disapplicata la normativa che proroga al 31/12/2020 le concessioni demaniali perché contrasta con la direttiva Bolkestein e comunque con l’art. 49 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea”.

In data 7/2/2020 la Corte di Cassazione, con la sentenza 10218/2020, ha respinto la mia richiesta di annullamento del sequestro.

Le motivazioni della sentenza mi sono state comunicate solamente il 19/5/2020 (102 giorni dopo la decisione). Riepilogando, ed integrando con quanto scritto nella sentenza che ha provocato il sequestro nel 2019, il ragionamento logico-giuridico della Cassazione è il seguente:

 

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Come rilevato dalla Corte Costituzionale (sent. 213, 18 luglio 2011) nel valutare la legittimità di alcune disposizioni regionali in tema di proroga automatica di concessioni demaniali, il D.L. 194/2009, art. 1, comma 18, ha "carattere transitorio in attesa della revisione della legislazione in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali marittimi da realizzarsi, quanto ai criteri e alle modalità di affidamento, sulla base di una intesa da raggiungere in sede di Conferenza Stato - Regioni, nel rispetto dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell'esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti, nonchè in funzione del superamento del diritto di insistenza di cui all’art. 37 CN, comma 2.

La finalità del legislatore è stata, dunque, quella di rispettare gli obblighi comunitari in materia di libera concorrenza e di consentire ai titolari di stabilimenti balneari di completare l'ammortamento degli investimenti nelle more del riordino della materia, da definire in sede di Conferenza Stato-Regioni".

Logico corollario di tale impostazione è che le disposizioni ex D.L. n. 194/2009, convertito nella Legge n. 25/2010 (proroga fino al 31/12/2015), si riferiscono esclusivamente alle concessioni nuove, ovvero a quelle sorte dopo la Legge 88/ 2001, e comunque valide a prescindere dalla proroga automatica di cui al D.L. n. 400/1993.

Una diversa ed inammissibile interpretazione porterebbe a ritenere che il legislatore abbia abrogato espressamente la disciplina della proroga automatica introdotta nel 1993, in quanto in contrasto con la normativa Europea, salvaguardandone comunque gli effetti e, in tal modo, operando in contrasto con la disciplina comunitaria.

Pertanto le disposizioni del legislatore nazionale, tendenti a introdurre nuove fattispecie di proroga automatica delle concessioni demaniali ( Legge 221/2012, di conversione del D.L. 179/2012 (proroga fino al 31/12/2020) ; e, da ultimo, Legge 145/2018, articolo 1, commi 675-682 (proroga fino al 31/12/2033), hanno formato oggetto di disapplicazione da parte della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato (sentenza n. 7874/2019), sia pure con esclusione delle concessioni nuove, sorte cioé in data successiva alla legge 88/2001 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2001).

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La Procura di Genova, in data 2 marzo 2020, ha inviato al Comune di Genova e, per conoscenza, alla Capitaneria di Porto, alla Città Metropolitana, alla Regione Liguria, al Questore di Genova, al Comandante dei Carabinieri ed al Comandante della Guardia di Finanza, la lettera seguente:

 

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“Considerata la particolare importanza inerente l’obbligo del ricorso a procedure ad evidenza pubblica per le concessioni demaniali marittime con la presente si richiede di conoscere quali adempimenti e procedure operative codesto ente abbia intrapreso ovvero intenda intraprendere, conformemente alla normativa europea e alla giurisprudenza ormai univoca.

La scrivente Procura ritiene infatti che possa ormai considerarsi diffusa l’effettiva conoscenza dell’obbligo a carico dei Comuni gestori in merito alla necessità di disapplicare la normativa nazionale in contrasto con la sovra ordinata normativa europea e la conseguente necessità di ricorrere alle procedure di evidenza pubblica, sia pure con il riconoscimento in tale ambito di interventi di manutenzione necessari effettuati dai gestori nel corso del rapporto di concessione”.

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In data 20/5/2020 è entrato in vigore il Decreto Legge 34/2020 (cd Decreto Rilancio), che conferma la validità delle concessioni demaniali fino al 31/12/2033.

Infatti l’Articolo 182 comma 2 del Decreto Rilancio dice:

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“in riferimento ai beni del demanio marittimo in concessione, tenuto conto degli effetti derivanti nel settore dall’emergenza COVID-19 nonché dell’esigenza di assicurare la certezza dei rapporti giuridici e la parità di trattamento tra gli operatori, in conformità a quanto stabilito dall’articolo 1, commi 682 e 683 della legge 30 dicembre 2018, n. 145, per le aree e le relative pertinenze oggetto di riacquisizione già disposta o comunque avviata o da avviare, oppure di procedimenti di nuova assegnazione, gli operatori proseguono l’attività, nel rispetto degli obblighi inerenti al rapporto concessori già in atto, fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 34 del decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 169, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, e gli enti concedenti procedono alla ricognizione delle relative attività, ferma restante l’efficacia dei titoli già rilasciati. Le disposizioni del presente comma non si applicano in riferimento ai beni che non hanno formato oggetto di titolo concessorio, né quando la riacquisizione dell’area e delle relative pertinenze è conseguenza dell’annullamento, della revoca o della decadenza del titolo per fatto del concessionario”.

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A fronte del Decreto Rilancio, sempre in data 20/5/2020, ho presentato istanza di dissequestro della spiaggia riepilogando la storia delle varie sentenze e facendo notare:

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“che tale provvedimento si applica incontrovertibilmente al caso di specie, così come a tutti quei concessionari (oltre 11.000) che versano nelle medesime condizioni dell’indagato e che sarebbero potenzialmente destinatari del medesimo titolo ablativo;

che pertanto appare evidente come tale norma elimini in radice tutte le problematiche sottese al caso di cui trattasi e renda inutile ed oltremodo dannoso il permanere del vincolo reale, costituendo quel fatto sopravvenuto positivamente previsto dal comma 3 dell’art. 321 c.p.p.”.

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Ad oggi, 24/5/2020, sono in attesa di sapere cosa deciderà il Tribunale di Genova relativamente alla mia istanza di dissequestro.

 

Mi aspetto che, qualora il Giudice decidesse di non dissequestrare la mia spiaggia, la Procura di Genova, ed anche tutte le altre Procure italiane con comuni costieri, in ossequio alle scritte LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI che campeggiano in tutti i Tribunali, procederanno a sequestrare tutte le spiagge italiane.

 

Genova, li 24/05/2020